Nel 2025 i farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche italiane sono costati 15,9 miliardi di euro, contro gli 11,2 programmati. Lo scostamento dal tetto di legge è di 4,7 miliardi. Nello stesso anno la spesa per i farmaci dispensati dalle farmacie convenzionate è rimasta sotto il proprio tetto (AIFA, monitoraggio della spesa farmaceutica gennaio-dicembre 2025, documento del 9 giugno 2026). Il canale che passa dagli ospedali è quello sotto maggiore pressione.
Quello scostamento non nasce dalla logistica: dipende soprattutto dai farmaci ad alto costo. Ma l’ospedale è il canale in cui ogni euro evitabile si nota di più.
Ed è il canale in cui gli ospedali hanno cominciato a comprare qualcosa di diverso. Nei contratti logistici firmati con strutture pubbliche negli ultimi due anni, la quota di logistica modulare è passata dall’8% storico al 18% del totale (Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, edizione 2025).
Quei contratti non comprano arredi e cassetti: comprano servizi logistici in appalto. E cambiano quello che l’ospedale chiede a monte.Chi sceglie la logistica modulare deve descrivere come il materiale attraversa la struttura: quante volte cambia contenitore, chi lo tocca, dove perde l’identificazione. I capitolati stanno seguendo questo cambio.
Non si comprano solo degli arredi a prezzo di listino, cioè carrelli, sistemi di trasporto e scaffalature. Si costruisce un flusso che una struttura paga per anni. Lo paga in tempo del personale e in materiale che scade prima di essere usato. Questi costi non stanno nel preventivo, e vale la pena considerarli prima di firmare.
Qui mettiamo in fila i criteri perché il farmaco arrivi al letto giusto, nel momento giusto, senza perdersi per strada.