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Carrello emergenza: cosa contiene, come si controlla, ogni quanto si verifica

25/09/2026

Freshly delivered PERSOLIFE emergency trolleys during final preparation before entering service

Nel 2019 la rivista Anesthesiology ha pubblicato un’analisi su 57.312 arresti cardiaci intraospedalieri testimoniati in 538 ospedali. Quando la defibrillazione o il primo farmaco arrivano entro 2 minuti dall’inizio della rianimazione, la sopravvivenza alla dimissione è del 18%; fra i 3 e i 5 minuti scende al 15%; fra i 6 e gli 8 al 12,8%.

Una parte di quei minuti passa dal carrello: raggiungerlo, aprirlo, trovare il presidio giusto al primo tentativo. Decisivo non è solo com’è fatto il carrello, ma anche il protocollo che lo tiene pronto quando non è utilizzato.

Su questo punto le linee guida lasciano agli ospedali più spazio di quanto ci si aspetti. In questo articolo trattiamo la dotazione, l’organizzazione dei cassetti e la frequenza di verifica, leggendo insieme le linee guida ERC 2025 e cinque procedure aziendali italiane pubblicate online.
Quello che non troverete è la lista del contenuto, perché non esiste in forma valida per tutti: la definisce ogni struttura, e, nel redigere un capitolato, si scrivono i criteri che rendono la lista applicabile e mantenibile negli anni.

Le linee guida chiedono un risultato, non un dispositivo

Le linee guida del Consiglio Europeo di Rianimazione, aggiornate nell’ottobre 2025, dedicano all’attrezzatura un passaggio breve e preciso, dentro il capitolo sul supporto vitale avanzato nell’adulto (traduciamo qui dall’inglese):

Gli ospedali devono garantire che le aree cliniche abbiano accesso immediato all’attrezzatura e ai farmaci per la rianimazione. L’attrezzatura mancante o malfunzionante contribuisce ai ritardi di trattamento. L’attrezzatura deve essere standardizzata in tutta la struttura e controllata regolarmente per assicurarne il corretto funzionamento.

Vale la pena notare cosa non c’è in questo passaggio, e in tutto il capitolo: le parole trolley e cart, cioè carrello, non compaiono mai nelle 63 pagine di cui si compone. Le linee guida chiedono che l’attrezzatura sia raggiungibile subito, uguale in tutti i reparti e controllata con regolarità. Non dicono in che mobile debba stare, non elencano il contenuto e non fissano ogni quanto si controlli: la parola usata è “regolarmente”.

Questo è il perimetro di chi scrive un capitolato: la struttura decide il contenuto sulla base delle linee guida che ha adottato, il capitolato decide il dispositivo che rende questo contenuto sempre disponibile e verificabile.

La disposizione dei cassetti segue le funzioni, e da lì discendono tre requisiti

Nelle procedure aziendali l’organizzazione interna del carrello segue le funzioni: nella procedura dell’ASL 1 di Sassari per gli ospedali di Ozieri e Alghero, edizione 2022, i vani sono numerati e ciascuno ha una funzione, dalla defibrillazione sul ripiano superiore alla bombola di ossigeno nel vano posteriore.

Perché quella disposizione regga servono tre cose: vani configurabili, così che sia la struttura ad assegnare le funzioni; un sistema porta farmaci componibile e amovibile, perché il cassetto va estratto per il controllo delle scadenze; l’accesso al materiale per le vie aeree senza rimuovere altro contenuto, perché è il primo che serve.

Sulla disposizione dei farmaci esiste un riferimento italiano spendibile in sede di gara ed è la Raccomandazione n. 12 del Ministero della Salute, dedicata alla prevenzione degli errori con i farmaci che si somigliano nel nome o nella confezione. La raccomandazione chiede di:

disporre separatamente, sia in Farmacia che in reparto, nonché negli ambulatori, quei farmaci con nomi e/o confezionamento simili oppure evidenziarne la somiglianza, utilizzando metodi e strumenti (anche contrassegni supplementari, codici colore, “allerte”) purché condivisi tra Farmacia e reparti e diffusi dalla Direzione sanitaria.

Il testo nomina il carrello della terapia e non quello per l’emergenza, ma il principio di separazione vale “in reparto” e riguarda quindi anche i farmaci d’urgenza che lì si conservano.

Si tratta di un documento dell’agosto 2010 che il Ministero indica tuttora come in aggiornamento, ma ci interessa quel che ne ricaviamo sul piano del capitolato, non su quello clinico: la codifica la decidono struttura e farmacia, e la Direzione sanitaria la diffonde. Al fornitore spetta renderla possibile.

Le procedure rendono poi visibile un dettaglio che è facile perdere di vista: nella dotazione di Sassari diverse voci portano l’indicazione “nel frigo del reparto”, in un caso quella “in cassaforte”. Parte del contenuto di un carrello per l’emergenza non sta fisicamente nel carrello, e la checklist di reparto va costruita su questo: altrimenti sembra completa ma non lo è.

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Sul codice colore dei cassetti non esiste uno standard, e in pediatria lo standard è un’altra cosa

Non esiste una codifica cromatica dei cassetti riconosciuta: ogni struttura adotta la propria, e il carrello deve permettere la personalizzazione, invece di imporre una sua strada. È il criterio che avevamo già descritto parlando delle specifiche di chiusura e accessibilità.

Sull’emergenza pediatrica conviene fare un chiarimento.
Il sistema Broselow non è uno standard di colorazione dei cassetti: è un nastro che stima il peso del bambino dalla sua lunghezza, diviso in fasce di colore, dalle quali si ricavano dosaggi, misura dei presidi ed energia di defibrillazione. Che molte strutture riflettano quelle fasce nell’organizzazione del materiale è una conseguenza pratica, non una prescrizione.

Le linee guida ERC 2025 sul supporto vitale pediatrico ne dicono anche i limiti, e sono limiti che un capitolato dovrebbe tenere presente. Il peso riferito dai genitori o da chi assiste il bambino è spesso il più accurato e va usato quando disponibile; i metodi basati sulla lunghezza andrebbero corretti per la corporatura. L’accuratezza del Broselow resta alta nei bambini sani fra 0 e 12 anni, con oltre l’80% delle stime entro il 20% del peso reale, ma scende sotto quella soglia nei bambini cronicamente malati, gravemente sottopeso o gravemente obesi; i nastri che correggono per la corporatura fanno meglio. E per la misura del tubo tracheale per bambini sopra i 18 kg le linee guida scrivono che il Broselow non va usato da solo.

La conseguenza per chi specifica è diretta: in pediatria la convenzione di riferimento non è unica ed è in movimento. Il carrello deve reggere quella che la struttura adotta oggi e quella che potrebbe adottare domani. Il requisito da scrivere è la riconfigurabilità della codifica visiva, non colori specifici.

Ogni quanto si verifica: nessun riferimento internazionale fissa la frequenza

Le linee guida europee dicono di verificare “regolarmente”, ma non vanno nello specifico, e non sono le sole. L’intervallo viene stabilito più in basso, a livello nazionale, regionale o aziendale, e chi lo stabilisce arriva a conclusioni diverse.

Il Resuscitation Council UK lo scrive per esteso nei suoi Quality Standards per la rianimazione cardiopolmonare, pubblicati nel novembre 2013 e aggiornati nel luglio 2023: deve esistere un sistema affidabile di controlli e sostituzioni che garantisca la disponibilità di attrezzatura e farmaci, ma “la frequenza dei controlli va determinata localmente“.

In Francia il riferimento è quello della certificazione.
Le buone pratiche dell’OMéDIT Centre, seguono i requisiti della certificazione della HAS, la Haute Autorité de Santé, cioè l’ente francese che certifica la qualità di ospedali e cliniche. Il criterio imperativo è che le équipe devono padroneggiare la presa in carico delle urgenze vitali. Da lì discendono due frequenze e un obbligo: i carrelli vanno verificati regolarmente secondo i rischi del settore, e come minimo una volta al mese; dopo ogni utilizzo vengono verificati, reintegrati e risigillati; e la tracciabilità della verifica deve indicare la data e il nome di chi l’ha eseguita, con un registro tenuto aggiornato.

Nello stesso testo compare un requisito che riguarda il carrello e non la procedura: la bombola di ossigeno deve essere fissata al carrello, e dove questo non è possibile va conservata in un luogo dedicato, identificato e riservato in via esclusiva al carrello emergenza.

Negli Stati Uniti la questione si sposta dalla frequenza al dispositivo. In un documento di Domande frequenti, pubblicato nel 2016 e aggiornato nel 2021, la Joint Commission affronta la sicurezza dei carrelli emergenza e mette in guardia dalle chiusure che rallentano: l’uso di dispositivi come i lucchetti, che possono creare ritardi o barriere all’accesso immediato ai farmaci d’urgenza, è sconsigliato e rischia di essere interpretato come materiale “non prontamente accessibile all’uso”. Quando un dispositivo di sicurezza viene usato, l’intento deve essere quello di rilevare la manomissione senza creare una barriera o un ritardo nella capacità del personale di accedere al contenuto.

La conclusione interessa direttamente chi scrive un capitolato: il sigillo a rottura con numero identificativo è accettabile, a condizione che esista un processo definito per monitorarne l’integrità. Il dispositivo, da solo, non basta: quello che lo rende accettabile è la procedura che qualcuno esegue e registra.

Una seconda domanda frequente spiega cosa si guadagna in cambio: un carrello chiuso con un sigillo a rottura può stare nei punti scelti per ragioni cliniche, dalla sala di emergenza alla nicchia nel corridoio di degenza, anche senza sorveglianza visiva costante del personale, purché quel processo di monitoraggio di sigillo e contenuto esista: è la procedura a rendere possibile la posizione, non il contrario.

In Italia il livello che decide è quello aziendale, e le procedure che abbiamo consultato (perché disponibili liberamente online) usano soluzioni diverse.
Sono quelle del Policlinico Federico II di Napoli (revisione 03 del 13 dicembre 2018), dell’ASL 1 di Sassari per gli ospedali di Ozieri e Alghero (edizione 2022), dell’ASL di Latina (versione 4 del 20 gennaio 2025), dell’ASP di Ragusa (revisione 02 dell’11 febbraio 2022) e dell’ASP di Trapani per i servizi psichiatrici (2 marzo 2018).

Sull’esame della dotazione convergono quasi tutte sul mese, in linea con il minimo francese. Sul sigillo, invece, divergono: diverse lo collocano fra i controlli giornalieri, mentre Sassari chiede la verifica del carrello a ogni inizio turno. Latina controlla farmaci e apparecchiature ogni settimana o ogni mese; Trapani distingue tre livelli, giornaliero, settimanale e mensile; Ragusa tiene la verifica degli apparecchi quotidiana e quella di farmaci e presidi mensile.

Cinque procedure non sono evidentemente un campione rappresentativo della situazione complessiva, ma messe accanto ai riferimenti britannico, francese e statunitense indicano una cosa sola: il quadro di riferimento non fissa la frequenza, e i valori adottati divergono da un paese all’altro e da un’azienda all’altra.

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Tre conseguenze per chi scrive il capitolato

Il confronto rende visibili tre cose che pesano su un capitolato di gara:

  1. Il controllo del sigillo può cadere a ogni turno, non una volta al giorno: con tre turni sono tre verifiche al giorno per ogni carrello della struttura, e il loro costo dipende da quanto sono rapide.
  2. La verifica completa della dotazione impone di rompere il sigillo, e alcune procedure lo prescrivono alla lettera. A Sassari, dopo un mese dall’ultima revisione, l’infermiere rimuove il sigillo, verifica dotazione e scadenze e ne appone uno nuovo registrandone il numero; l’azienda Federico II elenca fra le operazioni mensili l’apertura del sigillo, la verifica di dotazione e scadenze e il riposizionamento del sigillo con la sigla dell’operatore. Un carrello il cui contenuto non è leggibile senza aprire consuma quindi un sigillo e un ciclo di riallineamento a ogni controllo di dotazione.
  3. Il numero del sigillo è un dato operativo, non una targhetta. Ragusa prescrive di confrontarlo con quello annotato al controllo precedente, e se non coincide si ricontrolla l’intero carrello; la Joint Commission lo mette fra le condizioni che rendono accettabile il sigillo. Perché quel confronto sia possibile ogni giorno, il numero deve essere leggibile senza rimuovere il sigillo.

Che questi controlli non bastino da soli lo mostra un dato del 2022, riportato in uno studio osservazionale pubblicato sul Journal of Emergency Nursing che ha verificato lo stato di prontezza dei carrelli di rianimazione. Bombole di ossigeno vuote nel 32% dei casi, batterie scariche o dispositivi guasti nel 16%, presidi di taglia errata nel 16%, materiale mancante, scaduto o non reperibile nel 15%. Parte di questi problemi è emersa su carrelli che risultavano controllati più volte, da operatori diversi.

Da qui la lettura che proponiamo, cioè una lettura organizzativa, non una prescrizione delle linee guida, da verificare sulla propria struttura.
Dal momento che la frequenza non è fissata da nessuna norma nazionale e viene decisa in azienda, conviene chiedere nel capitolato un carrello che regga la frequenza più stringente che la struttura potrebbe adottare.
Se immaginiamo il controllo di ogni singolo carrello dell’intera dotazione, ripetuto per anni, è facile capire che il costo di gestione di un carrello che si controlla soltanto aprendolo è diverso da quello di uno che si controlla senza aprirlo, semplicemente a vista.

Ne discende anche il criterio che distingue le parti del carrello: le voci che si verificano ogni giorno, come lo stato di carica del defibrillatore, la pressione della bombola e l’integrità del sigillo, sono quelle che conviene poter controllare a carrello chiuso, perché tornano ogni giorno; la dotazione e le scadenze si controllano comunque aprendo, e lì la frequenza è mensile quasi ovunque. È la distinzione che decide quali parti stanno a vista e come si organizza la chiusura.

Domande frequenti

Cosa contiene un carrello per l’emergenza?
La dotazione la definisce ogni struttura sulla base delle linee guida di rianimazione che ha adottato, e nelle procedure aziendali italiane si organizza per aree funzionali.

L’area delle vie aeree raccoglie maschere facciali e laringee, cannule orofaringee, maschere per l’ossigeno, palloni di ventilazione e filtri. L’area dei farmaci d’urgenza raccoglie le fiale e i flaconi previsti dalla dotazione. L’area dell’accesso vascolare raccoglie siringhe, aghi cannula nelle diverse misure, lacci emostatici, rubinetti a tre vie e fisiologica. L’area della defibrillazione comprende il defibrillatore, le piastre adesive e gli elettrodi. L’ossigeno e l’aspirazione comprendono la bombola con riduttore e flussometro, l’aspiratore e i sondini. Restano il materiale di monitoraggio, come saturimetro e fonendoscopio, e quello di medicazione.

Le prime tre aree si verificano di norma una volta al mese o dopo ogni utilizzo, controllando presenza, scadenze, quantità e completezza delle misure. Le due che comprendono apparecchi, cioè defibrillazione e ossigeno, si verificano ogni giorno, e gli elettromedicali hanno in più un controllo annuale dell’ingegneria clinica.

Una parte della dotazione, infine, non sta fisicamente nel carrello: nelle procedure esaminate diverse voci sono conservate in frigorifero e una in cassaforte, e la documentazione di verifica deve richiamarle.

Ogni quanto va controllato un carrello per l’emergenza in Italia?
Nessuna norma nazionale italiana fissa la frequenza: la stabilisce ogni azienda sanitaria nella propria procedura, e le linee guida ERC 2025 chiedono controlli regolari senza indicare un intervallo. Nelle procedure che abbiamo esaminato la verifica dello stato di chiusura va da una volta al giorno a ogni inizio turno, mentre la verifica completa della dotazione e delle scadenze è in genere mensile, oltre al controllo dopo ogni utilizzo.

Chi è responsabile del controllo del carrello di emergenza?
Nelle procedure esaminate la verifica quotidiana e quella a inizio turno sono responsabilità dell’infermiere, che firma il registro e segnala le anomalie. Il coordinatore infermieristico organizza la turnazione e riceve le segnalazioni. La dotazione la definisce la direzione medica competente, e il controllo periodico degli apparecchi elettromedicali spetta all’ingegneria clinica.

Il carrello pediatrico è diverso da quello per adulti?
Cambiano la dotazione e le misure dei presidi, mentre i criteri del capitolato restano gli stessi: apertura immediata, contenuto standardizzato in tutta la struttura, verifica tracciabile. La differenza che pesa sul capitolato riguarda la codifica visiva, perché in pediatria le convenzioni legate alla stima del peso sono più di una.

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La proposta di Francehopital

I criteri raccolti qui descrivono un metodo per scrivere un capitolato, non un prodotto. Francehopital progetta e produce carrelli emergenza dal 1983, anno di lancio della linea Persolife: chiusura centralizzata con sigillo monouso numerato, vani configurabili, porta fiale componibile e amovibile, in più taglie e configurazioni, con varianti dedicate come il carrello per le intubazioni difficili.

Alcune scelte che abbiamo fatto rispondono ai requisiti descritti sopra. La bombola di ossigeno è fissata al carrello, come chiedono le buone pratiche francesi, e non sporge. La lastra per il massaggio cardiaco può stare sotto il piano di lavoro, così non è d’intralcio quando si apre il carrello. Il porta defibrillatore si ruota con una sola mano, e il carrello è progettato perché tre operatori possano usarlo comodamente allo stesso tempo

Se state rivedendo la procedura di verifica dei vostri carrelli, o preparando una gara, scriveteci dalla pagina contatti: una prova cronometrata sul controllo a carrello chiuso dura pochi minuti e dice più di una scheda tecnica. E se non è il momento, potete iscrivervi alla newsletter: inviamo poche email all’anno su questi temi, per mantenere alto il livello di attenzione.

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