Ogni quanto si verifica: nessun riferimento internazionale fissa la frequenza
Le linee guida europee dicono di verificare “regolarmente”, ma non vanno nello specifico, e non sono le sole. L’intervallo viene stabilito più in basso, a livello nazionale, regionale o aziendale, e chi lo stabilisce arriva a conclusioni diverse.
Il Resuscitation Council UK lo scrive per esteso nei suoi Quality Standards per la rianimazione cardiopolmonare, pubblicati nel novembre 2013 e aggiornati nel luglio 2023: deve esistere un sistema affidabile di controlli e sostituzioni che garantisca la disponibilità di attrezzatura e farmaci, ma “la frequenza dei controlli va determinata localmente“.
In Francia il riferimento è quello della certificazione.
Le buone pratiche dell’OMéDIT Centre, seguono i requisiti della certificazione della HAS, la Haute Autorité de Santé, cioè l’ente francese che certifica la qualità di ospedali e cliniche. Il criterio imperativo è che le équipe devono padroneggiare la presa in carico delle urgenze vitali. Da lì discendono due frequenze e un obbligo: i carrelli vanno verificati regolarmente secondo i rischi del settore, e come minimo una volta al mese; dopo ogni utilizzo vengono verificati, reintegrati e risigillati; e la tracciabilità della verifica deve indicare la data e il nome di chi l’ha eseguita, con un registro tenuto aggiornato.
Nello stesso testo compare un requisito che riguarda il carrello e non la procedura: la bombola di ossigeno deve essere fissata al carrello, e dove questo non è possibile va conservata in un luogo dedicato, identificato e riservato in via esclusiva al carrello emergenza.
Negli Stati Uniti la questione si sposta dalla frequenza al dispositivo. In un documento di Domande frequenti, pubblicato nel 2016 e aggiornato nel 2021, la Joint Commission affronta la sicurezza dei carrelli emergenza e mette in guardia dalle chiusure che rallentano: l’uso di dispositivi come i lucchetti, che possono creare ritardi o barriere all’accesso immediato ai farmaci d’urgenza, è sconsigliato e rischia di essere interpretato come materiale “non prontamente accessibile all’uso”. Quando un dispositivo di sicurezza viene usato, l’intento deve essere quello di rilevare la manomissione senza creare una barriera o un ritardo nella capacità del personale di accedere al contenuto.
La conclusione interessa direttamente chi scrive un capitolato: il sigillo a rottura con numero identificativo è accettabile, a condizione che esista un processo definito per monitorarne l’integrità. Il dispositivo, da solo, non basta: quello che lo rende accettabile è la procedura che qualcuno esegue e registra.
Una seconda domanda frequente spiega cosa si guadagna in cambio: un carrello chiuso con un sigillo a rottura può stare nei punti scelti per ragioni cliniche, dalla sala di emergenza alla nicchia nel corridoio di degenza, anche senza sorveglianza visiva costante del personale, purché quel processo di monitoraggio di sigillo e contenuto esista: è la procedura a rendere possibile la posizione, non il contrario.
In Italia il livello che decide è quello aziendale, e le procedure che abbiamo consultato (perché disponibili liberamente online) usano soluzioni diverse.
Sono quelle del Policlinico Federico II di Napoli (revisione 03 del 13 dicembre 2018), dell’ASL 1 di Sassari per gli ospedali di Ozieri e Alghero (edizione 2022), dell’ASL di Latina (versione 4 del 20 gennaio 2025), dell’ASP di Ragusa (revisione 02 dell’11 febbraio 2022) e dell’ASP di Trapani per i servizi psichiatrici (2 marzo 2018).
Sull’esame della dotazione convergono quasi tutte sul mese, in linea con il minimo francese. Sul sigillo, invece, divergono: diverse lo collocano fra i controlli giornalieri, mentre Sassari chiede la verifica del carrello a ogni inizio turno. Latina controlla farmaci e apparecchiature ogni settimana o ogni mese; Trapani distingue tre livelli, giornaliero, settimanale e mensile; Ragusa tiene la verifica degli apparecchi quotidiana e quella di farmaci e presidi mensile.
Cinque procedure non sono evidentemente un campione rappresentativo della situazione complessiva, ma messe accanto ai riferimenti britannico, francese e statunitense indicano una cosa sola: il quadro di riferimento non fissa la frequenza, e i valori adottati divergono da un paese all’altro e da un’azienda all’altra.