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Carrello terapia: una chiave non basta più a proteggere i farmaci

09/10/2026

Il 3 luglio 2026 il Ministero della Salute italiano ha inviato alle Regioni e agli ordini professionali una circolare sull’emergenza fentanyl.
Il testo ricorda che i medicinali stupefacenti della sezione A vanno custoditi “in armadio chiuso a chiave separati da altre sostanze”. La sezione A è la parte della tabella dei medicinali del Testo unico sugli stupefacenti che comprende, fra gli altri, gli analgesici oppioidi come morfina e fentanyl. La quantità presente deve corrispondere a quella scritta nel registro di entrata e uscita. E “sarebbe opportuno che il responsabile unico del controllo giacenze e stoccaggio fosse lo stesso che detiene le chiavi”.

Nella circolare dunque la chiave ha due funzioni: tiene chiuso l’armadio e indica chi risponde del contenuto. La seconda funziona finché la chiave resta a una persona sola, ma in un reparto organizzato su più turni la chiave può passare di mano. Quando una giacenza non torna, il registro dice che cosa manca, ma chi ha aperto il cassetto, e a che ora, lo può dire solo un sistema di chiusura che registra le aperture.

Il carrello terapia porta i farmaci dall’armadio di reparto al letto del paziente, e pone la stessa questione dell’armadio.

In questo articolo mettiamo in fila i quattro livelli di controllo che una chiusura garantisce, quello che chiedono le norme in Italia, in Francia e negli Stati Uniti, e le domande da farsi prima di scrivere un capitolato.

serratura con pinpad

Le norme chiedono una chiusura sicura e qualcuno che risponda delle chiavi

In Italia, oltre alla circolare di luglio, la Raccomandazione n. 7 del Ministero della Salute, dedicata agli errori in terapia farmacologica, chiede di curare la conservazione dei farmaci in farmacia e nei reparti. Fra le condizioni da controllare elenca “armadi, carrelli e contenitori da trasporto idonei”. Per le soluzioni concentrate chiede un “luogo ad accesso controllato“.

In Francia l’arrêté del 6 aprile 2011, tuttora in vigore, stabilisce che i farmaci devono stare in locali, armadi o altri contenitori “fermés à clef ou disposant d’un mode de fermeture assurant la même sécurité“, cioè chiusi a chiave o con una chiusura che garantisce la stessa sicurezza. Il responsabile infermieristico dell’unità fissa con il farmacista le regole per l’accesso alle chiavi. Per gli stupefacenti l’arrêté del 12 marzo 2013 chiede un armadio o un vano dedicato, con la stessa formula sulla chiusura.

Le norme italiana e francese si somigliano su un punto: mettono al centro la persona che controlla l’accesso, mentre si differenziano su un altro: il testo francese ammette in modo esplicito una chiusura elettronica equivalente alla chiave, mentre la circolare italiana parla di chiave e non nomina alternative. Chi prepara un capitolato in Italia fa bene a chiarire con la farmacia ospedaliera se la procedura aziendale permette una serratura elettronica.

Negli Stati Uniti la norma federale per gli ospedali convenzionati con Medicare e Medicaid, i programmi sanitari pubblici, è altrettanto breve. I farmaci stanno in un’area sicura, “locked when appropriate“, cioè chiusi quando serve, e gli stupefacenti sempre sotto chiave dentro quell’area (42 CFR 482.25). Più in dettaglio vanno le linee guida dell’ASHP, la società dei farmacisti ospedalieri americani, aggiornate nel 2022 per prevenire la sottrazione di stupefacenti in ospedale. Chiedono che armadi e carrelli con stupefacenti abbiano una serratura elettronica personale, che si apre con l’impronta, con un codice o con una tessera. Ogni apertura deve restare registrata.
Dove si usano ancora le chiavi, chiedono una procedura per seguirle, custodirle fuori orario e cambiare la serratura se una va persa.

Nella pratica, secondo l’indagine nazionale ASHP del 2023, l’86% degli ospedali americani distribuisce i farmaci di reparto soprattutto con armadi automatizzati, che si aprono con un riconoscimento personale e registrano ogni prelievo.

Quattro livelli di controllo, dalla chiave al registro delle aperture

Le chiusure di un carrello terapia si distinguono per quello che permettono di sapere dopo un’apertura. Sono quattro livelli, e ogni livello aggiunge qualcosa al precedente.

La chiave costa poco e funziona senza batterie. Chi la possiede apre tutti i cassetti, e la serratura non conserva traccia delle aperture. Una chiave si può perdere e si può duplicare. Se va persa, per tornare alla sicurezza di prima bisogna cambiare la serratura.

sigillo blocca cassetti

Il sigillo è una fascetta di plastica numerata, monouso, che si spezza quando si apre il cassetto. Lascia aprire in ogni momento e mostra a colpo d’occhio che il cassetto è stato aperto. Un sigillo rotto chiede un controllo del contenuto e, se serve, il riassortimento. Il numero del sigillo, scritto nel registro, collega ogni apertura a un controllo.
È la logica del carrello emergenza, dove il sigillo è la chiusura principale.

Su un carrello terapia si può sigillare anche un solo cassetto, per esempio quello dei farmaci per le urgenze: si apre subito, senza chiave né codice, e chi controlla il carrello vede che è stato aperto.

tessera rfid di apertura del carrello

Il PIN e la tessera decidono chi può aprire, senza far passare di mano un oggetto. Nel primo caso si digita un codice su una tastiera, nel secondo si avvicina al lettore una tessera personale RFID, cioè letta a radiofrequenza come i badge per le porte.

Un codice si può comunicare a voce, quindi conviene cambiarlo quando cambia il gruppo di chi lo usa. La tessera invece resta a una persona. Una serratura elettronica per carrello ha bisogno di una chiave fisica di sicurezza, che apre il carrello in emergenza o se la batteria è scarica.

Il registro delle aperture dice chi ha aperto, quale carrello e a che ora. Serve un software di gestione: lo offrono alcuni produttori di serrature a tessera. In alternativa, alcune serrature per carrelli si collegano al sistema di controllo accessi che l’ospedale usa già per le porte. Quando una giacenza non torna, è questo registro a dire chi ha aperto il carrello e quando.

Cinque domande per scegliere la chiusura giusta

Più del nome del reparto contano alcune sue caratteristiche: quante persone aprono il carrello, che cosa trasporta, quali sistemi ci sono già in ospedale. Qui riepiloghiamo alcune domande: non vengono da uno studio pubblicato, sono una lettura organizzativa che ognuno può verificare sul proprio reparto.

  1. Quante persone aprono il carrello in un turno? Se sono poche e sempre le stesse, una chiave affidata al coordinatore può bastare. Se sono molte e cambiano spesso, PIN o tessera evitano che la chiave giri fra le persone.
  2. Sul carrello viaggiano stupefacenti? Le norme italiane e francesi chiedono di tenerli separati dagli altri farmaci, con una chiusura propria. Sul carrello questo vuol dire un vano dedicato con una serratura indipendente da quella dei cassetti.
  3. Come si apre il carrello se la batteria si scarica, o durante un’emergenza? Con una serratura elettronica la chiave di sicurezza resta necessaria.
  4. L’ospedale ha già un sistema di accesso a tessera per le porte? In quel caso conviene chiedere se la serratura del carrello può entrare nello stesso sistema. Gli operatori usano la tessera che hanno già, e le aperture finiscono nello stesso registro.
  5. Chi deve poter ricostruire le aperture, e a distanza di quanto tempo? Se la risposta è “la farmacia, dopo una giacenza che non torna”, serve il registro delle aperture. Gli altri sistemi di chiusura non danno questa informazione.

Domande frequenti

Come vanno conservati gli stupefacenti in reparto?
In Italia la circolare del Ministero della Salute del 3 luglio 2026 ricorda che gli stupefacenti della sezione A vanno custoditi in un armadio chiuso a chiave, separati dalle altre sostanze. La quantità presente deve corrispondere al registro, e ogni movimento va registrato entro 48 ore. In Francia l’arrêté del 12 marzo 2013 chiede un armadio o un vano dedicato, chiuso a chiave o con una chiusura di pari sicurezza.

Cosa succede se la serratura elettronica resta senza batteria?
Si apre con una chiave fisica di sicurezza, che funziona anche senza alimentazione. Il capitolato può chiedere che la serratura ne abbia una.

Il carrello emergenza ha bisogno della stessa chiusura del carrello terapia?
Le priorità sono opposte. Il carrello emergenza deve aprirsi con un solo gesto, senza chiave né codice, e il sigillo ne garantisce il contenuto. Il carrello terapia deve aprirsi soltanto per chi è autorizzato. Ne abbiamo parlato in “Le specifiche di un carrello emergenza: chiusura, sigillo, accessibilità rapida”.

particolare serranda del carrello preciso

La proposta di Francehopital

I carrelli terapia della linea Preciso si possono configurare con diversi sistemi di chiusura, e alcune scelte che abbiamo fatto rispondono ai criteri descritti sopra.

Preciso N°10X ha una serranda, cioè una tapparella scorrevole che chiude il vano, con serratura a chiave. Dietro la serranda ci sono 20 cassettini, uno per paziente o per farmaco, su un vassoio estraibile. Il cassetto laterale ha una serratura indipendente e può ospitare gli stupefacenti oppure un laptop o un tablet.

cassetto narciso chiuso
Narciso guida cassetto

Su qualsiasi carrello Preciso e Presto si può montare Narciso, un cassetto su guide telescopiche con una sua serratura a chiave e coperchio in acciaio, pensato per gli stupefacenti e per altri materiali da proteggere. Si estrae dal telaio e si scambia pieno per vuoto con altri carrelli Francehopital.

Per il controllo di chi apre ci sono due serrature elettroniche: Digicode, con tastiera a 10 tasti e codice di 4 cifre, e una serratura a tessera. Tutte e due sbloccano insieme tutti i cassetti e si montano sui carrelli Preciso e Presto con cassetti e sui Preciso con serranda. In emergenza, o con la batteria scarica, si apre con la chiave di sicurezza. Se una tessera va persa, con il codice master se ne abilita una nuova e la serratura non riconosce più quella vecchia.

Se state preparando una gara o rivedendo la gestione dei farmaci in reparto, scriveteci dalla pagina contatti.
E se non è il momento, potete iscrivervi alla newsletter: inviamo poche email all’anno su questi temi.

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